Il mio volontariato in Africa

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Edited by Serena Gorla & Rubens Cerutti

L’esperienza di volontariato non è un viaggio come tanti altri, è un esperienza forte, nessuno parte preparato, si fa pratica strada facendo.

Si può piangere di dolore ma arrivare poi a piangere di gioia, ci si rende conto che la vera ricchezza è lo scambio di emozioni tra esseri umani.

Forse siamo troppo abituati alle nostre vite comode, forse non riusciamo ad andare oltre alle nostre paure. Sono esperienze come queste che riescono a cambiarci la vita e a trasmetterci una nuova consapevolezza.

“Mi chiamo Francesca Notari e grazie a una dottoressa di Bologna che lavora presso il Songambele Health Center di Nkololo, ho avuto l’opportunità di fare l’infermiera presso una sede CUAMM in Tanzania.

L’Africa è un richiamo sempre forte perché inevitabilmente ti riporta ad una dimensione più umana.

La gente ti osserva con curiosità e si impegna nello spronarti ad imparare ed a parlare la loro lingua, il Swaihili.

Ci sono tantissimi bimbi, molti li incontriamo per strada che giocano con un semplice bastone ed una ruota e quando meno te lo aspetti ti saltano in braccio o ti accompagnano per mano facendoti capire che la sovrabbondanza di nascite è un problema solo se si ha il cuore arido. Questi bambini vengono cresciuti in comunità e non in un ristretto nucleo genitoriale creando così una forte relazione familiare.

Stare in ospedale ti insegna che il corpo umano ha mille risorse, che i prematuri senza le incubatrici sopravvivono coi giusti calzini e un cappellino, tra le braccia della mamma, perché il calore materno è vita.

Vedere un ragazzo morire di tetano ti insegna che i vaccini sono importantissimi e sono da fare, non è un opinione su cui stare a riflettere.

Alcune ferite possono migliorare con il miele ma senza l’antibiotico non si può fare nulla, questo mi ha fatto pensare che noi italiani ci lamentiamo di un sistema sanitario nazionale quando in realtà il nostro è pressappoco perfetto.

Ho fatto da ferrista e ostetrica quando ce n’era bisogno, per fortuna sotto la supervisione di ottimi colleghi locali. Ho medicato ferite da accetta sulla testa per dissidi, ustioni a bambini caduti nel fuoco, frustate a donne solo perché volevano ballare.

Ho pianto di dolore quando non c’era ossigeno per tutti e si doveva scegliere a chi darlo, anche tra due gemelli appena nati, quando le cure erano impossibili da sostenere per povertà e magari non avevo a disposizione farmaci salvavita che in Italia sarebbero stati gratuiti. Lo stesso dolore l’ho provato quando ho visto bambini morire di dissenteria, disidratazione o diventare orfani per AIDS.

Ho però pianto anche di gioia nel vedere bambini nascere sapendo di essere stata io un tassello di quell’evento, nel vedere bambini malnutriti o tubercolitici uscire “cicciottelli” grazie al latte o i farmaci antitb. Mi sono sentita utile nel fare test HIV nei diversi villaggi, assistere le donne in gravidanza e persino nel mettere un catetere in testa ad un prematuro malarico con il solo aiuto di una torcia frontale.

Non posso dimenticare l’emozione nel percepire l’animo delle persone in ospedale e la loro forte fede, queste persone che davanti ad una presunta morte dicono “Bado” che significa “dopo” ovvero “solo Dio può decidere”. Le campane in Tanzania suonano assieme al Corano cantato perché Dio è uno.

La zanzariera antimalarica ti ricorda che ogni giorno devi essere riconoscente per essere in salute, la terra rossa insieme alle distese brade ti ricordano che la natura, una volta decideva per gli uomini e non viceversa.

I frutti succosi ti insegnano che le cose al naturale sono le migliori, le prese inesistenti che alimentano la tecnologia ti insegnano che le relazioni virtuali sono uno schifo in confronto al relazionarsi e al viversi nel quotidiano. Infine la lentezza ti insegna a non arrabbiarti per la frenesia che ti spinge ogni giorno.

Mi manca tutto dell’Africa, mi manca tutto di quell’ospedale povero ma ricco, rivivrei tutto mille volte.

Ho imparato tantissimo e oggi posso dire di amare ancora di più il mio lavoro, sono felice di quello che ho fatto e di aver vissuto questa esperienza, fatta di incontri che mi resteranno nel cuore e che mi hanno permesso di visitare una parte di mondo.

Facebook: Francesca Notari

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