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dove il mondo finisce

Dove il mondo finisce

I sogni non sono fatti per restare chiusi in un cassetto, tanto più se a sollecitarli non si è soli, ma un gruppo di amici. Ma si sa, molte volte è proprio la forza del gruppo a fare l’impresa.

Le avventure in una terra straniera, le persone che si incontrano lungo la strada, son caratteristiche che segnano un viaggio, farlo a cavallo di una vecchia vespa attraverso la Pampa e la Patagonia fino alla Terra del Fuoco lo trasforma in qualcosa di unico e sensazionale.

Da qualche mese è tornato nelle librerie in una nuova edizione curata da Alpine Studio un libro di viaggio un po’ diverso dal solito. Narra di una storia vera, i paesaggi sono quelli della Patagonia Argentina, un territorio che rappresenta un po’ l’ultima frontiera per quelli che hanno fame di avventura.

I protagonisti di questo viaggio però non sono stati abili piloti alla guida di moderni motocicli da fuoristrada, bensì un gruppo di amici che hanno affrontato gli sterrati patagonici in sella a vecchi scooter del modello più famoso al mondo, la Vespa!

Abbiamo voluto parlarne con l’autore per saperne qualcosa in più.

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Come vi è venuta l’idea di un’avventura di questo genere?

Io e i miei amici dopo aver tanto girato in sella alle nostre Vespa per l’Italia e le nazioni confinanti avevamo voglia di qualcosa di più impegnativo.

Uno di noi, oriundo originario di Mar del Plata, ci parlò di un suo sogno d’infanzia: viaggiare per la Ruta 40 attraverso la Patagonia argentina.

Un po’ di sana incoscienza ha fatto il resto così ci siamo trovati a essere protagonisti di quello che per tanti di noi è stato un vero e proprio viaggio della vita.

Nel libro il tuo racconto inizia un anno prima della vostra partenza da Lujan…

Lujan è una cittadina poco fuori da Buenos Aires. Grazie all’aiuto di alcuni ragazzi locali conosciuti via Web, lì abbiamo potuto allestire il campo base dove far convergere veicoli e attrezzature.

La nostra avventura però è cominciata molto prima: io credo che un viaggio cominci già nel momento in cui si decide di partire.

Anche l’organizzazione è parte del viaggio. Per questo ho voluto raccontare tutta la storia di come un gruppo di persone normali, che nella vita di tutti i giorni fanno tutt’altro, siano riuscite ad organizzarsi per affrontare e portare a termine un’impresa tanto impegnativa.

Sono tanti gli ostacoli da superare ancora prima di partire: la burocrazia, la logistica, senza dimenticare che anche allontanarsi dalla famiglia e dal lavoro per così tanto tempo non è semplice.

Cercavate l’avventura: l’avete poi trovata?

Sì! Anche troppa! Pensavamo che le difficoltà maggiori le avremmo incontrate quando le nostre piccole ruote avrebbero dovuto affrontare il ripio della Cuarenta, ma purtroppo dopo solo pochi giorni di cammino, mentre ancora viaggiavamo su asfalto, eravamo già rimasti coinvolti in due incidenti stradali.

In quel momento abbiamo capito che la nostra avventura poteva essere un gioco molto pericoloso se non avessimo fatto tutto con la massima attenzione.

Dici di te: “non sono un consumato avventuriero e nemmeno un giramondo di professione…”

Se è per questo, pur coltivando da anni la passione per la lettura e la scrittura, non mi sento nemmeno uno scrittore. L’eccezionalità del nostro viaggio è stata proprio nel fatto che quasi nessuno di noi aveva esperienze di viaggio significative in condizioni tanto estreme.

È stata la forza del gruppo a fare l’impresa. Per me questo viaggio è stata la prima volta fuori dall’Europa e l’Argentina è stata una scoperta meravigliosa!

Che impressione ti ha fatto la gente d’Argentina?

L’immigrazione italiana in Argentina è un fatto noto. Una delle cose più belle di questa nostra esperienza è stata toccare con mano il calore e la nostalgia dei tanti italiani d’Argentina incontrati lungo il cammino e rendermi conto di quanto siano legati alla loro madre patria.

Dopo aver sdoganato le nostre Vespa, quando siamo usciti dal porto di Buenos Aires e in seguito, a ogni sosta fino ai territori più estremi, c’era sempre qualche “italiano” a darci il benvenuto.

La gente che abbiamo incontrato ci ha fatto sentire come fossimo a casa lungo tutto il nostro cammino.

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Italia e Argentina sono paesi molto diversi…

Se si parla di panorami e paesaggi alcune zone mi ricordavano posti già visti. Ad esempio, dalle parti di San Carlos De Bariloche sembrava di essere sulle strade dell’Alto Adige, una zona che conosco bene per averci girato tante volte con la mia Vespa.

Anche attraversando la parte più settentrionale della Pampa, a sud-ovest di Buenos Aires, sembrava di viaggiare in una versione sconfinata della pianura padana.

In Argentina tutto è molto di più: gli spazi sono enormi e i rettilinei infiniti. Scendendo verso sud tutto cambia un’altra volta. Come ho scritto nel libro una volta arrivati in bassa Patagonia la nostra sensazione era quella di essere sbarcati su un altro pianeta.

Come è nata l’idea di scrivere questo libro?

Nell’ambito di questa avventura mi ero ritagliato il compito di redigere il diario di viaggio. L’intento era quello di scrivere qualcosa a nostro esclusivo uso e consumo.

Una volta rientrato a casa, a ruote ferme e motori freddi, mi ero reso conto che quanto avevamo compiuto meritava di essere raccontato come si deve.

Rielaborare i miei appunti mi è servito ad approfondire alcuni aspetti e colmare le inevitabili lacune imposte dai tempi del viaggio, che non sempre hanno consentito una piena coscienza dei luoghi attraversati.

Con questa nuova edizione il mio libro è entrato a far parte della Collana Orizzonti di Alpine Studio, e per me è stato motivo di grande soddisfazione far parte di una squadra ricca di titoli e di autori che hanno saputo farsi notare nel panorama nazionale della narrativa di genere.

Mi permetto di consigliare a tutti di guardare con attenzione a quella che è la “quota rosa” che firma diversi titoli della collana, tante instancabili viaggiatrici che si sono rivelate abili narratrici delle loro avventure.

Mi sembra di capire che questo libro per te sia diventata una tappa in più del vostro viaggio…

Hai detto bene, è proprio così. Quando si viaggia si conosce gente e si scoprono posti nuovi e grazie al libro questo è quello che mi è accaduto.

Diverse persone tramite il sito Web dedicato al libro (www.doveilmondofinisce.tk) mi hanno inviato i loro commenti.

Il libro sta andando bene quindi e di questo devo dire grazie anche al passaparola tra i lettori. Purtroppo l’assurda situazione legata al Covid-19 ha bloccato tutte le presentazioni in libreria che mi avrebbero consentito di incontrare queste persone in giro per l’Italia.

Dove ti piacerebbe andare in un prossimo viaggio con la tua Vespa?

In Vespa a volte non serve avere mete straordinarie da raggiungere.

Anche una meta ordinaria, raggiunta in sella a una Vespa, finisce per diventare sensazionale!

Pensi che dopo il prossimo viaggio potrebbe nascere un nuovo libro?

Un taccuino è da sempre il mio compagno di viaggio irrinunciabile. Ho approfittato di questo lungo periodo del lock down per mettere mano ai miei appunti di un altro importante viaggio fatto qualche tempo fa, un libro che nella mia testa avevo già iniziato a scrivere diverse volte senza mai riuscire a ritagliarmi il tempo per farlo in concreto.

Difficile dire se alla fine resterà un manoscritto o se avrà il potenziale per diventare un libro. Certo è che un’esperienza come quella vissuta attraverso la Pampa e la Patagonia fino in Terra del Fuoco è difficilmente ripetibile.

In ogni caso, se c’è una cosa che ho imparato da questa avventura è proprio “mai dire mai”!

Ciao! Siamo Rubens e Serena di Pavia Viaggia.

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