Il primo giorno di scuola

Sharing is caring!

Scritto da Rubens Cerutti

Il primo giorno di scuola, una campanella che suona ha risvegliato in me lontani ricordi e nuovi pensieri.

Nel vedere questi ragazzini con zaini più grandi delle loro spalle, mi domando chi tra questi giovani apprendisti della vita diventerà medico, avvocato, muratore, commesso, chi sarà curioso della vita sino a spingerlo con zaino diverso, magari più leggero verso i primi viaggi. Inevitabilmente il pensiero va al mio nipotino che si è aggrappato alla mia gamba, che non sa ancora che la scuola è meravigliosa, che è l’inizio di una nuova avventura e che come diceva un certo Malcom X: la scuola è il nostro passaporto per il futuro, poiché il domani appartiene a coloro che oggi si preparano ad affrontarlo.

Io non sono stato uno studente modello, ci sono sempre state materie che mi affascinavano e altre che sopportavo, ma penso che se ci fosse stata “viaggiare” come materia, forse sarei stato uno tra i primi della classe.

Per molte persone penso che il proprio destino sia già scritto sulle piante dei piedi o che facciano ben poco per costruirsene uno, seguono le masse o le strade già tracciate. Per molti altri invece è da ricercare sulle suole delle proprie scarpe dopo tanta strada, dopo esserselo costruito, inseguito con fatica.

Il suono di quella campanella mi ha ricordato che il tempo in una classe, in una scuola è scandito ad un ora precisa, cambiano i professori, cambiano le materie, ma tutto ha un ritmo ed una abitudine ben precisa. Per far si che la lezione diventi interessante, tutto sta nella bravura degli insegnati, nel non cadere nella monotonia di essere solo dei buoni professori, ma anche maestri di vita.

Nella vita degli adulti, quella del lavoro non cambia poi molto, abbiamo sostituito il suono della campanella con la suoneria del nostro telefonino che oltre a farci da sveglia, suona ad ogni appuntamento che fissiamo in agenda. Ci svegliamo tutti i giorni ad un ora precisa, quasi sempre la stessa colazione, facciamo la stessa strada, facciamo per giorni e ore le stesse cose, mangiamo gli stessi piatti e passiamo il nostro tempo libero con le stesse persone.

Non è difficile e non fa paura vivere seguendo schemi ben precisi, lo è invece se si cerca un modo alternativo, se cerchiamo di cambiare le nostre abitudini ci prende il panico.

Dovremmo tornare con la mente a ricordare il suono di quella campanella, l’emozione che regalava quel cambio di lezione, quel cambio di argomentazione da un professore all’altro che ci impartiva un’istruzione e noi curiosi avevamo tutti una gran voglia di imparare. Quel suono simboleggiava anche un intervallo, una corsa in cortile con i ragazzi delle altre classi, dove si creavano gruppi, amicizie e dove giocare era la pausa dall’imparare.

Tutto ai tempi della scuola era possibile, l’impossibile veniva preso come una sfida.

Oggi siamo maestri in tutto, non c’è materia che non conosciamo, riusciamo ad essere maestri anche in argomenti che non ci competono. Abbiamo smesso di imparare, ma sappiamo tutto, abbiamo ancora il tempo “dell’intervallo” ma lo saltiamo per finire il lavoro e mangiamo sul posto per guadagnare tempo. 

Non corriamo più nel cortile e quando vediamo facce nuove le evitiamo, anzi ci infastidiamo se qualcuno tenta di scambiare due parole e così ci isoliamo. 

Quello che è possibile lo rendiamo spesso difficoltoso e davanti all’impossibile, ci rassegniamo e lo rendiamo tale.

Contiamo i giorni che mancano al weekend perché siamo convinti che sono quei giorni a farci stare bene, non riusciamo a capire che è il nostro modo di spendere il tempo che ci impedisce di vivere meglio. Ci lamentiamo, siamo stufi di tutto e di tutti, ma non facciamo nulla per cambiare una minima cosa, una minima abitudine.

Si, sono convinto che abbiamo ancora bisogno di ricordarci di quella campanella, abbiamo ancora bisogno di imparare, di tornare qualche volta bambini, tornare ad avere una mente libera. Dobbiamo tornare ad ascoltare e se una volta lo facevamo con i professori ora possiamo farlo ascoltando gli amici, ascoltando uno sconosciuto a cui abbiamo negato anche un semplice saluto.

Forse dovremmo semplicemente prestare più attenzione a noi stessi, alla vita che ci circonda, le motivazioni che ci spingono a vivere meglio sono dentro di noi, dovremmo arrivare al punto di essere orgogliosi della storia della nostra vita.

Dovremmo tornare a sognare, a inseguire i nostri sogni, ad amare e a viaggiare sino a consumare le suole di 1000 paia di scarpe.

Se per un bambino il tempo è solo l’appuntamento verso qualcosa o qualcuno sono solo numeri su di un orologio che impara a conoscere o numeri sulle mani che impara a distinguere, per noi adulti il tempo deve essere la nostra ragione di vita

Prima raggiungiamo la consapevolezza che il tempo insieme alla salute è tutto ciò che di più importante abbiamo prima realizzeremo che la nostra vita è un dono.

Non sappiamo quando, ma abbiamo tutti una scadenza su questo meraviglioso pianeta, sta a noi lasciare qualcosa di positivo, qualcosa da tramandare, sta a noi realizzare i nostri sogni ed essere felici.

Non sarà mai troppo tardi per riprendere in mano la propria vita, non sarà mai troppo tardi per ricordarsi il suono di quella campanella e e inseguire la propria felicità.

Ciao! Siamo Rubens e Serena di Pavia Viaggia.

Sei appassionato di viaggi? Scrivi e racconta la tua storia…

Inviala a [email protected]

Sharing is caring!