La Giordania di Filberto Maida

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Ci sono paesi che sogniamo e immaginiamo di visitare, luoghi fermi nel tempo in cui non è difficile respirare la storia, godere dell’antica architettura dove si perdono i conti dei passi e dove cuore e occhi sono in perfetta sintonia.

La Giordania è sicuramente un luogo in cui recarsi, camminando e conquistando panorami passo dopo passo, macinando chilometri, lasciandosi alle spalle le diverse città e i siti archeologici. Guidare lungo le bellissime strade e tornante dopo tornate apprezzare il paesaggio che cambia in continuazione sino al raggiungimento della prossima meta.

Le città, i vari luoghi di interesse si possono ammirare, si possono fotografare, infondo un viaggio è come un disegno e poi si possono raccontare come è riuscito a fare il nostro carissimo amico Filiberto.

“Sappiate che i giordani, guidando l’auto, non mettono mai la freccia, non guardano prima di immettersi in strada, non danno la precedenza, non sanno cosa siano le strisce pedonali. E ricordate che spuntano dossi terribili spacca-sospensioni ogni cinquecento metri, a volte, e comunque raramente sono segnalati. Memorizzate queste informazioni (se volete qualche suggerimento più dettagliato, scrivetemi pure a [email protected]). Sono le uniche fondamentali, per girare in lungo e in largo la Giordania. Il resto è facile, pratico e molto, molto divertente. Paola ed io abbiamo visitato questo bellissimo Paese in estate, nella seconda metà del mese di luglio. Lo svantaggio, in questo periodo, è che fa parecchio caldo, in particolare nella parte sud della Giordania (ma lì si va per fare il bagno, quindi dentro e fuori dall’acqua, e la sera anche se ci sono 36 gradi, si cena perfettamente all’aperto senza sudare); il vantaggio è che si è in bassa stagione, pochissimi turisti, niente code, si spende meno, si sta tranquilli. A volte sembra di essere gli unici in viaggio.

Amman

I primi due giorni li abbiamo trascorsi ad Amman, una capitale caotica, enorme, trafficatissima. Ma anche interessante da visitare. Noi abbiamo scelto, come zona per l’albergo, quella confinante con la città bassa e non distante, sempre a piedi, dalla Cittadella. Sono due spazi completamente diversi, ma entrambi valgono qualche ora, se non di più, di visita. Sulla downtown inutile dare suggerimenti: girate per negozi, guardatevi in giro, visitate il teatro romano che al tramonto è uno spettacolo se volete fare delle belle fotografie. La Cittadella richiede un paio d’ore di visita, spendete qualche dinaro e scegliete una delle due guide che parlano perfettamente italiano: hanno studiato a Perugia, all’università per stranieri. Sono soldi ben investiti, secondo me.

Un paio di indicazioni veloci se siete appena arrivati in Giordania. La prima: non cambiate moneta all’aeroporto e non prelevate dall’Atm, ci sono commissioni parecchio care. Meglio andare in uno dei tanti negozietti della città bassa e cambiare lì. I valori del cambio sono sempre esposti, non ci sono commissioni. Secondo suggerimento: per mangiare non ci sono particolari problemi, il cibo è buono e per gli schizzinosi troverete tranquillamente pollo e carne cotti anche semplicemente. Ma humus e falafel vanno assolutamente provati. In quasi tutti i ristoranti il menu è in inglese e comunque sono tutti gentilissimi e vi aiuteranno a scegliere.

Jerash

Appena fuori da Amman c’è da visitare assolutamente Jerash, sito archeologico che è considerato tra i più importanti e meglio conservati in Medio Oriente. Noi ci siamo andati in auto, fuori dall’ingresso c’è un comodo parcheggio, ma un po’ piccolo. Secondo me durante l’alta stagione si fatica persino a lasciare la macchina, cercate di andarci presto la mattina, che c’è anche una luce migliore. Potete trascorrerci dalle due alle cinque ore, gli spunti non mancano. In estate, però, sarete sempre sotto al sole, e quindi esiste anche un problema di resistenza fisica. Comunque sia, è un luogo affascinante. Da non perdere.

A proposito di auto. Noi l’abbiamo presa a noleggio da Montecarlo, una delle agenzie più note ed affidabili, anche se non la più economica. Tutto in regola, automobile in perfette condizioni, peraltro ce l’hanno consegnata un giorno in anticipo, senza spese aggiuntive, e di modello superiore a quello che avevamo scelto. Viste le condizioni delle strade e la guida diciamo “creativa” dei giordani, abbiamo preferito spendere 100 euro in più, circa, per una assicurazione.

Mar Morto

Da Amman al Mar Morto. Cosa possiamo dire del Mar Morto? Che nuotarci (si fa per dire) dentro è un’esperienza che va fatta nella vita e che in effetti si comprende perché sia un mare morto, non essendoci pesci e praticamente vita visibile. Ci sono spiagge pubbliche in cui provare l’effetto galleggiamento e dove coprirsi il corpo con il miracoloso fango che tutti i negozi della Giordania vendono (e che naturalmente abbiamo comprato). Più che il Mar Morto, forse, sono i paesaggi che lo circondano che hanno un fascino particolare e la vista sulla vicina Israele. Comunque, a oltre 400 metri sotto il livello del mare, che è una bella sensazione a pensarci, fa anche un bel caldo.

Da non perdere, per chi ama foto d’effetto, il tramonto e i colori delle coste viste dall’alto, dalla strada che porta verso il sud del Paese.

Tra il Mar Morto e le prossime tappe, ossia Petra e il deserto del Wadi Rum, abbiamo fatto due puntate veloci; a Betania, il nome antico di un piccolo e povero villaggio situato sui fianchi orientali del monte degli Olivi sulla strada che conduce da Gerusalemme a Gerico, e al Wadi Mujib, spettacolare valle percorsa da un fiume. A Betania bisogna pur farci un salto, in particolare se si è credenti, perché lì, sulla riva del fiume Giordano, sarebbe stato battezzato Gesù. La cosa interessante è che da quel punto si può toccare quasi allungando il braccio il territorio israeliano e che su entrambe le sponde la gente va a bagnarsi o persino a ribattezzarsi. Anche qui, siate avvertiti, si prende un gran caldo.

Petra

Beh, cosa devo dire? Petra è uno dei luoghi più famosi e affascinanti del mondo. Avrete visto le sue immagini ovunque, in fotografia, nei documentari e in parecchi film, perché i suoi principali edifici, ma non solo quelli, come il deserto del Wadi Rum, sono spesso utilizzati come set cinematografici naturali. Vi dico poche cose, utili. La prima. Per evitare il caos eccessivo cercatevi un posto dove dormire a una distanza tale da poter raggiungere l’area di Petra a piedi. Tenete conto che noi l’abbiamo fatto in piena estate, con il gran caldo e siamo sopravvissuti. Sopravviverete anche voi. La seconda. A metà luglio, ribadisco: in bassa stagione, c’era parecchia gente, tanti turisti. Figuriamoci negli altri periodi. Per cui, e arriviamo a terzo consiglio, immaginate la visita in due diverse giornale, sempre iniziando appena possibile, alle sei/sette del mattino.

C’è da scarpinare, e parecchio, scarpe comode e tenete conto che i luoghi più belli – come l’Altura del Sacrificio o il Monastero – richiedono circa, ognuno, una salita dura di circa 45 minuti. Molto meglio, quindi, le scarpe da trekking. Poi, quando si è su, sono soddisfazioni, ci mancherebbe. E’ molto turistica Petra by Night, ma si può fare. Noi l’abbiamo fatta, non è che ci portiamo dietro quel ricordo con particolare intensità. C’è molto, moltissimo da vedere a Petra: regolatevi, organizzatevi, non disperdete la visita.

Insomma, non perdetevi Petra. A ragione è una meraviglia questa antica città scavata nella roccia. E non perdetevi neppure qualche ristorante. Molti sono solo per turisti, ma non si mangia male. Quelli nella affollatissima e caotica piazza centrale sono di qualità media, tutti con menu in inglese per chi vuol sapere cosa sta per mettere nello stomaco. Per mangiare invece molto meglio, spendendo di più ovviamente, molti consigliano i locali nella parte alta, verso la collina. Ma di più non saprei dire.

Il Wadi Rum

Anche qui, chiariamolo subito. Siamo in vacanza, siamo turisti. Quindi anche la visita del Wadi Rum, il deserto di sabbia e roccia della Giordania, avrà le caratteristiche classiche del turismo. Non sperate di essere gli unici presenti, non immaginatevi di attraversare solitari, come fosse un’avventura, questa landa caldissima, secca e desolata. Tuttavia, non si può assolutamente perdere, perché è quasi unica e affascinante, il paesaggio vale la fatica. Se poi, come è capitato a noi, il deserto lo visitate durante la bassa stagione, insomma a luglio e agosto, meglio luglio, vi sentirete meno turisti e un poco più avventurosi.

Cosa si fa ne Wadi Rum? Si arriva sul posto – noi avevamo prenotato on line molto prima del viaggio, ma comunque si paga sul posto (sempre in contanti, ricordatevelo) – si sale sul cassone di una jeep in sei o sette e si va in giro per tutta la giornata nel deserto, tra paesaggi lunari, incredibili, tante scarpinate sotto il sole e in cima alle alture. Si mangia all’aperto, all’ombra delle rocce, poi si cena ne campo e si dorme nella tenda. Punto forte, il tramonto. Poi, si può familiarizzare con i cammelli. Noi ci siamo divertiti, al campo eravamo in sette, come sulla jeep, invece che il gruppone di settanta persone che le tende possono ospitare. La bassa stagione, lo ripetiamo, ha dei vantaggi e degli svantaggi.

Il Wadi Mujib

Immaginate di risalire un torrente che scorre tra altissime pareti di roccia, utilizzando anche scale di metallo e corde, e poi ridiscenderlo spesso gettandosi dalle rocce nell’acqua e poi nuotando, e poi… A parole non si riesce a spiegare l’esperienza del canyoning del Wadi Mujib. Comunque, è divertente, faticosa e un po’ pericolosa.

Ho poche fotografie, e brutte, perché si è immersi nell’acqua e per scattare delle immagini e dei video bisogna essere organizzati. Non lo ero. Comunque in rete trovare parecchio materiale e si vi chiederete: è proprio così?, sappiatelo, sì è proprio così. Pochissimi suggerimenti anche qui: acquistate in precendenza, su Amazon o alla Decathlon per dire, delle scarpe da scoglio adatte per non scivolare, indispensabili; portatevi una custodia impermeabile per il cellulare così da fare qualche foto; se proprio avete intenzione di documentare l’avventura, acquistate una videocamera tipo GoPro. Poi, buon divertimento. Il nostro consiglio in ogni caso è: fate questa esperienza, ma con prudenza se siete, come dire, un po’ fuori forma.

Aqaba

Dopo tanto sole, fatica, camminate e zaini sulle spalle, arriva il giusto riposo. Per noi è stato in un resort di Aquaba. Il luogo, sul Mar Rosso, è molto, ma molto bello. E molto, molto turistico. Non c’è moltissimo da vedere se non spiagge, mare, barche, ristoranti e negozi. Però, è una gran bella località per trascorrere tre giorni di rilassamento e bagni. Abbiamo avuto l’impressione che nel periodo di alta stagione sia come Rimini o Riccione, quindi mi sa che si deve prenotare in ampio anticipo per trovarsi in difficoltà. Le spiagge più belle sono lontane, le distanze tra gli alberghi o i resort e la città (o le spiagge, dipende) sono notevoli. Noi eravamo in auto, quindi via senza problemi. Se invece arrivate direttamente in aereo, ragionate se noleggiarne una, altrimenti dovrete andare di taxi (che certo non mancano). La nostra vita al mare era: spiaggia, bagno, piscina, riposo in camera, bagno, spiaggia, piscina, doccia, cena in città. Poi, voi fate come preferite. Di fotografie ne ho fatte poche, mi sono goduto il meritato – si fa per dire – riposo.

Madaba

Se leggete che sì, città carina ma se ne può fare a meno, non fateci caso. E’ il posto giusto per chiudere un periodo di vacanza. Pochi turisti, secondo me pochi anche durante l’alta stagione, frequentano Madaba, immersa nel centro della Giordania, poco distante da Amman. Noi ci siamo trovati benissimo, il centro cittadino, confusionario e colorato, è molto bello da visitare senza la pressione di una megalopoli come la capitale. Ci sono anche luoghi splendidi da visitare, alla scoperta dei mosaici, ricchezza locale, e molti angoli fotograficamente interessanti. Una visita sul campanile di San Giovanni Battista, adiacente alla chiesa ortodossa, è indispensabile: salita quasi da rocciatori – non andateci se soffrite di vertigini – ma gran bel panorama.”

Sito: Filiberto Maida – Una (mia) foto al giorno (si fa per dire)

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