Route 66 in Pillole

Sharing is caring!

Scritto da Rubens Cerutti – Edited by Serena Gorla

Anni fa ho deciso di intraprendere il viaggio sulla Route 66, per molte guide considerata solo un tratto di strada è in realtà la più famosa highway Americana, la vecchia strada madre usata soprattutto per la migrazione verso ovest, un percorso di 3950 km che sino al 1985 è stato l’unico ad attraversare le terre centrali fino alla West Coast.

Sono partito da Chicago e ho concluso la mia corsa al Pier di Santa Monica dove la Route si tuffa letteralmente nell’oceano, dove ho abbracciato il famoso cartello che indicava “Route 66 End of the Trail” proprio sul pontile della baia che ha decretato la fine della mia avventura.

È stato un viaggio ricco di emozioni, momenti indelebili, con qualche deviazione lungo il percorso, che mi ha permesso di rivivere e tornare al periodo del vecchio west, al periodo dei vecchi minatori, e dei grandi sognatori.

La Route 66 non è stata solo una strada con le sue tappe, è stata un’esperienza da assaporare chilometro dopo chilometro, grazie ai personaggi incontrati e le loro storie, le coloratissime insegne al neon, i motel caratteristici, i vari diner, gli storici distretti e le vecchie pompe di benzina lungo la highway. Il tutto ha nutrito il mio viaggio on the road verso la libertà, verso quella voglia insaziabile di vedere e conoscere.

Pronti, si parte… non è vero, ho fatto un salto a Milwaukee capoluogo della contea del Wiscoins, per far visita alla sede principale della casa motociclistica statunitense Harley Davidson Company e visitare il Museum.

È stata un’emozione trovarmi li, in quella struttura dove la storia inizia nel 1903 e dura tutt’ora. Tra cimeli e moto in bella mostra è stato come un pellegrinaggio nello stato degli inventori di quelle motociclette che è divenuto un vero e proprio stile di vita.

Torniamo al viaggio, questa volta sono partito davvero e vi racconterò la mia avventura.

Route 66 Begin

Chigago, chiamata la città del vento è il punto di partenza della Route 66, precisamente su Adams Street East così dice il cartello con la scritta “Begin” vicino alle sponde del lago Michigan.

Mi sono lasciato alle spalle le città di Plainfield, Joliet il cui tesoro sicuramente è il Rialto Square Theater, poi Wilmington considerato un luogo iconico con il suo Gemini Giant, una statua gigante che raffigura un uomo con in mano un razzo, degna di una foto di rito.

È stata la volta di Dwight, dove ho ammirato la prima stazione di servizio risalente agli anni ’30, la Amber Becker Texaco Station completamente restaurata e la vecchia stazione risalente al 1891 inserita nella National Register of Historic Places.

A Odell, lungo la strada, mi sono lustrato gli occhi davanti alla Standard Station, un’altra stazione di servizio portata a nuovo e che merita sicuramente una sosta.

Pontiac mi ha conquistato con i suoi numerosi Murales sparsi tra le vie della città, soprattutto in Main Street e poi per la Route 66 Association of Illinois Hall of Fame and Museum, collocata nella vecchia caserma dei pompieri, ricca di reperti e memoriali.

Proseguendo ho fatto tappa ad Atlanta per fotografare lungo la strada un’altra icona della Mother Route, una statua gigante questa volta raffigurante un uomo che sorregge un hot dog, poi sono passato velocemente per Lincoln la città dedicata propio al presidente da cui prende il nome.

Dove ho dedicato più tempo è stato a Springfield la capitale dell’Illinois, in cui ho fatto visita alla tomba del sedicesimo presidente degli Stati Uniti d’America: Abramo Lincoln. Un obelisco sta alla base di una terrazza, ma prima di raggiungere il mausoleo non dimenticatevi di accarezzare il naso di bronzo della grande statua raffigurante la faccia del presidente, perché dicono porti fortuna.

On the road, ingresso in Missouri

Prima di lasciare l’Illinois per il Missouri, mi sono fermato al Chain of Rocks il ponte in ferro in disuso che segna il confine con i due stati. Si può percorrere solo a piedi e merita davvero di essere attraversato fermandosi nel mezzo, godendo di una bellissima vista sulla città e il fiume Missisipi.

Una volta recuperata la macchina ho raggiunto il centro di Saint Louis e ammirato il Gateway Arch, che ne è il simbolo, questo enorme arco fatto in acciaio è alto più di 190 metri e sovrasta tutta la città.

Le tappe degne di nota lungo il mio viaggio on the road in Missouri sono state: Santon dove ho visitato il museo dedicato interamente al famoso criminale Jesse James, la cittadina di Cuba, famosa per i suoi innumerevoli e coloratissimi murales e la piccola comunità di Finning per ammirare la più grande sedia a dondolo del mondo.

Proseguendo ho raggiunto Read Oak II, una pittoresca cittadina, un luogo capace letteralmente di catapultarmi nel passato in un vero e proprio salto nel tempo, con la sua vecchia stazione di servizio e diversi locali storici: la scuola, il carcere, la vecchia macelleria e i vari diner.

Sulle orme del film Cars

Sono entrato in Kansas, anche se per pochi chilometri, precisamente a Galena, dove ho “incontrato” Cricchetto uno dei personaggi principali del film CARS, parcheggiato in una vecchia stazione di servizio vicino a delle vecchie pompe di benzina.

Oklahoma: cappelli e stivaloni da cowboy

Dopo qualche foto di rito mi sono diretto in Oklahoma, prima tappa Miami, visita al Coleman Theatre e lungo la strada la bellissima Marathon Oil Gasoline Station, una stazione di servizio completamente riportata a nuovo.

Ho fatto tappa al Totem Pole Park a Foyl, fotografandomi davanti alla gigantesca balena blu, vera e grande attrazione lungo la Route 66 situata sulle acque di un laghetto lungo la strada a Catoosa.

Ho attraversato Tulsa, la seconda città per estensione dopo Oklahoma City, che oltre alla sua espansione industriale è ricordata per la sua storia e le sue lotte a sfondo razziale.

Ho raggiunto Stroud, precisamente il Rock Cafè, un locale storico costruito ai tempi della realizzazione della strada Madre, e a Oklahoma City la capitale dell’Oklahoma ho incominciato a veder circolare cappelli e stivaloni da cowboy. Consiglio di fare un salto a Oklahoma Stockyards City che si vanta di essere il più grande mercato di bestiame al mondo… se volete sentirvi mandriani per un giorno.

Cadillac sulla mia strda in Texas!

Macinando chilometri mi sono lasciato alle spalle le città di El Reno, Clinton ed Elk City note per i loro musei e vecchi diner rinnovati, poi attraversando la ghost Town di Texola ho fatto il mio ingresso in Texas!

Ho attraversato le città di Shamrock, McLean e la sua bellissima stazione di servizio Philllips 66 Station, Groom dove lungo la strada ho fotografato la Leaning Water Tower, una vecchia cisterna d’acqua inclinata ormai in disuso e divenuta meta turistica.

Sempre a Groom, visibile già dalla strada, mi sono fermato a fotografare la Giant Cross, la gigantesca croce alta circa 58 metri con la rappresentazione della Via Crucis alla base della struttura.

Alle porte di Amarillo non potevo perdermi il Bug Ranch, una serie di Maggiolini Wolkswagen conficcati nel terreno, ma dove ho lasciato gli occhi è stato sicuramente al Cadillac Ranch, una vera e propria istituzione lungo la Route 66, una scultura monumentale composta da dieci vetture marchiate Cadillac allineate e ben piantate nel terreno.

Una volta in città mi sono fermato al famoso e tanto decantato Big Texan Steak Ranch per una super bistecca e… non potevo fare scelta migliore. Tutti questi chilometri mettono una fame :-)!

Midpoint e New Mexico

Con lo stomaco pieno si guida meglio… ho raggiunto la città di Vega e ho raggiunto Adrian, il MIDPOINT, il punto centrale della Route 66. Ero esattamente a metà del viaggio, verso la California o verso l’Illinois se avessi fatto questo viaggio al contrario, ero pronto ad entrare in New Mexico!!!

Le città che ho attraversato:

Tucumcari con musei e mostre dedicate alla storia della Route 66, i suoi particolari negozi come il Teepee Curios, la vecchia stazione di servizio restaurata e i suoi ristoranti, il più famoso: “La Cita” riconoscibile per l’enorme sombrero messicano posto all’ingresso.

Santa Rosa, un’oasi di verde con diversi laghetti, alla faccia della zona arida e desertica della maggior parte delle zone in New Mexico. Da non perdere il Route 66 Auto Museum per gli amanti di auto d’epoca… riconoscibilissimo per l’auto gialla sospesa in alto nel cielo.

Superata la Città di Santa Rosa ho proseguito a nord per il percorso più vecchio della Mother Route, qui infatti la strada si divide, potendo scegliere anche un percorso più a sud costruito più recentemente. La Route tornerà poi ad essere un’unica strada alla volta di Albuquerque.

Ho attraversato Pecos ma senza fermarmi a visitare le rovine del Pueblo. Mi sono diretto a Santa Fe, la capitale del New Mexico, ricca di Musei e di storia, poi è stata la volta di Albuquerque e la pittoresca Old Town.

Infine l’ultima città raggiunta e anche quella in cui mi sono fermato per passare la notte prima di entrare in Arizona è stata Gallup, dove di certo non è difficile trovare una sistemazione data la quantità smisurata di motel che si trovano lungo la strada.

Gallup era conosciuta come una sorta di Hollywood nei tempi d’oro dei film Western americani e se c’è una cosa che dovete visitare è di sicuro El Rancho Hotel and Motel, dove potete fermarvi anche a dormire, ma tenete a mente che sarà più caro di molti altri posti. Appese alle pareti troverete le testimonianze dei vari attori che vi soggiornarono come ad esempio Clark Gable e John Wayne.

Finalmente in Arizona

Prima tappa in Arizona: la città di Holbrook, famosa per il Wigwam Village Motel, stanze costruite a forma di tipi, le tende dei nativi americani e macchine d’epoca restaurate in tutta l’area di parcheggio.

Joseph City e la tappa al Jack Rabbit Trading Post per una foto ricordo sulla schiena del coniglio gigante che si trova all’esterno.

Winslow è nota per: il gigantesco simbolo della Route 66 sull’asfalto all’incrocio tra la W 2end St e Kinsley Av, il famoso “Standing on the Corner “dove si trova la statua del cantante Glenn Frey degli Eagles, che citò proprio questa città nel ritornello della sua famosa canzone Take it Easy.

Da non perdere anche il Remembrace Garden dedicato alle vittime dell’11 settembre dove si trovano due travi di acciaio appartenute alle Torri Gemelle e una bandiera americana collocata in precedenza al Pentagono.

Lungo la strada ho lasciato la Mother Route facendo una breve deviazione per il Meteor Crater Museum (…a pagamento) dove ho potuto ammirare l’enorme cratere originato dalla caduta di un meteorite, unico nel suo genere è uno dei pochi al mondo visitabili.

Lungo la strada di ritorno ho potuto assistere ad uno dei tanti meravigliosi tramonti che durante questo viaggio non sono mancati, fermandomi, mettendomi sul tetto della macchina e godendomi il momento.

Flagstaff con il suo fascino old style western, ricca di musei è un bellissima cittadina, un quartiere ricco di storia con vecchi edifici trasformati in bar e negozi che caratterizzano la Downtown. Questa città è anche un ottimo punto di appoggio prima di partire per la Monument Valley (considerate però quasi 3 ore di viaggio).

Williams è la città che più mi è rimasta nel cuore, con il suo piccolo centro che ricorda e rende omaggio alla Route 66, con i suoi negozi, i suoi diner, i suoi motel, le insegne al neon e la vecchia stazione. È anche un punto strategico per raggiungere Las Vegas e visitare il Grand Canyon ed il Bryce Canyon. Sono mete che non fanno parte del percorso originale, ma sono a meno di 100 chilometri, vale la pena tenerle in considerazione.

Williams è anche ricordata per essere stata l’ultima città ad essere bypassata dalla costruzione della nuova Interstate-40 e per la vicinanza con Bedrock City, la preistorica città dei Flinstones.

Con dispiacere ho salutato la città e mi sono diretto a Seligman, una piccola cittadina che vive grazie al mito della Route 66, ma che è rinata grazie al film CARS essendo citata diverse volte.

È stata una buona occasione per scattare qualche fotografia con i personaggi del film di animazione, curiosare tra i vari negozi e i suoi cimeli. Ho attraversato la città di Kingman e sono arrivato, dopo aver guidato tra le Black Mountains, a Oatman, una vera e propria città western con il sapore antico del vecchio Far West, una ghost town dove sembra che il tempo si sia fermato, ma dove la vita continua a scorrere.

Oatman è una città di minatori, vecchi cowboy e piccoli asinelli che vagano indisturbati per la ghost town, e tra la classica disposizione delle case ai lati della strada con i suoi saloon, forse quello che manca è un vero e proprio duello.

Welcome to California

Passando il cartello che sanciva il mio ingresso in California mi sono reso conto che ero vicino al al traguardo, alla fine della mia avventura e se avessi potuto avrei rallentato per far si che quel viaggio fosse durato il più possibile.

Lungo il deserto del Mojave ho attraversato diverse città diventate oggi delle vere e proprie Ghost Town, mi sono fermato solamente per qualche foto veloce a qualche insegna di motel come ad esempio il Roy’s Motel & Cafè poi di nuovo polvere, città abbandonate, vecchie pompe di benzina sino ad arrivare alla prima vera città viva, Barstow, ricca di musei riguardanti la Route 66 e coloratissimi murales specialmente camminando sulla Main Street.

Mi sono lasciato alle spalle la città di Victorville, arrivando a San Bernardino dove il panorama è cominciato a cambiare decisamente, mi trovavo nei sobborghi di Los Angeles, poi è stata la volta di Rialto con il suo Village simile al Wigwam Motel in Arizona, ristrutturato e molto più moderno. Le ultime città: Upland, Monrovia e Pasadena e infine eccomi nella caotica, ma affascinante Los Angeles, lungo la cost highway, lungo il viale delle palme che svettano alte in cielo e che si fanno baciare dal vento e dal sole caldo della California. 

“Sono al Pier di Santa Monica proprio sull’oceano, cammino lentamente sul pontile tra la gente, quando incomincio a scorgere il cartello che decreta la fine della Route 66 e dove il mio viaggio giungerà al termine. Sono proprio sotto, poi di fianco, la gente sembra prestargli poca attenzione, qualcuno scatta una foto veloce io… lo abbraccio, lo bacio e a bassa voce mi esce un grazie.

Grazie di tutte le emozioni regalatemi…

Grazie di questo indimenticabile viaggio on the road…

Grazie di tutto questo scoprire e conoscere…

Grazie per essere risultata curiosa…

E ancora un grazie, l’ultimo, per avermi aperto ancor più gli occhi, ad avermi insegnato rispetto di quello che mi circonda…”

Ciao! Siamo Rubens e Serena di Pavia Viaggia.

Sei appassionato di viaggi? Scrivi e racconta la tua storia…

Inviala a [email protected]

Sharing is caring!