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Sri Lanka in solitaria treno

Sri Lanka in solitaria

C’è un mondo grande e meraviglioso là fuori…

Prendere e partire, ho scoperto che stravolge ed esalta il mio modo di vivere. E così eccomi qui, un nuovo volo, una nuova destinazione, un posto numerato vicino al finestrino e le nuvole a darmi il benvenuto a bordo.

Sto volando verso un’isola una volta chiamata Ceylon nell’Oceano Indiano, spesso definita la lacrima dell’India, data la sua particolare forma a goccia: sto andando in Sri Lanka!

Ho bisogno di staccare, non solo dal mio lavoro, che comunque amo e mi rende felice, ma da tutto quello che mi circonda e andare lontano da tutti. Sono uno spirito ribelle, nasco sognatore e come tale, ho sempre bisogno di nuovi stimoli e nuove sfide. Ultimamente sono circondato principalmente da persone negative, senza interessi, prive di sogni che vivono la propria vita secondo schemi precisi, per me sarebbe come morire lentamente. Fortunatamente mi ricordo di essere quel sognatore e anche se non sarò mai realmente compreso, al massimo criticato, decido di continuare per la mia strada e rendere la mia vita migliore, senza smettere di crederci davvero.

Il viaggio… primi passi

Sono a Colombo tra bancarelle di artigianato, street food e tuk tuk che corrono in ogni senso e in ogni dove e io sono immobile, in strada, in mezzo a quel caos. Ho un biglietto del treno tra le mani che mi condurrà verso Anuradhapura, il cuore culturale di questo paese, un viaggio in Sri Lanka non sarebbe completo senza vedere le meraviglie di Dambulla, Sigiriya e Polonnaruwa.

Non è da considerare un semplicissimo viaggio in treno, ma un vero e proprio viaggio nel tempo. L’andatura è lenta, le stazioni che incontro sembrano uscite da vecchi libri polverosi, gente a sedere ovunque, soprattutto tra le porte sempre aperte dei vagoni, i paesaggi sembrano tratti dai migliori film… è bello davvero farsi incantare dalle bellezze del mondo.

Penso che c’è ancora spazio per la fantasia e in un clima così calmo, di relax e armonia c’è chi mettendo la testa fuori da un finestrino sogna. Quello, sono io!

Sri Lanka in solitaria Polonnaruwa

A Mihintale mi ero promesso di contare ogni singolo scalino (1840). Premetto di averlo fatto, ma di aver perso il conto più volte, ciò nonostante ho raggiunto la cima della collina a piedi scalzi, ho ammirato il grande Buddha bianco prima di essere sorpreso da un temporale. Mentre la gente scappava per ripararsi, io rimanevo sotto la pioggia e in quell’atmosfera di solitudine e pace, capivo che quel posto e questo viaggio sarebbero stati la giusta cura dell’anima.

Saranno stati i miei bei pensieri o la mia positività, ma il tempo indisciplinato di questo posto cambiava ancora, le nuvole si aprivano e il sole che andava scomparendo mi mostrava il mio primo tramonto cingalese.

Alla scoperta del triangolo culturale

Il mattino seguente mi sono recato a Anuradhapura una delle antiche capitali dello Sri Lanka per visitarne le rovine, ho seguito un gruppo di monaci attraverso un sentiero in un parco fino a ritrovarmi all’ingresso di un enorme Stupa che non avevo nemmeno considerato. 

Ho osservato i monaci che si preparavano alla preghiera, ho scattato loro delle fotografie ed ero tentato quasi di ringraziarli per avermi portato lì, ma mi sono seduto lontano continuando ad osservarli. “La gente è il più grande spettacolo del mondo”, diceva un tale Bukowski, “e non si paga il biglietto”.

Con un bus locale mi dirigo a Dambulla e con uno scooter raggiungo Sigirya. Mi aspetta una nuova salita e i famosi 1000 scalini prima di raggiungere la vetta e poter ammirare la magnifica vallata, ma è la roccia di fronte, Pidurangala quella meno sponsorizzata, a farmi veramente innamorare di questo luogo. Non senza difficoltà e con qualche scalata in cima alla roccia, si può osservare Lion Rock (Sigirya) senza la orda di turisti, e basta questo per renderlo speciale.

Mi passa per la mente una domanda che mi viene fatta spesso: Cosa ti spinge a viaggiare?

Molti non lo capiranno mai, molti ti criticheranno, ti chiederanno cosa c’è là fuori che ne valga la pena?

Sono posti incredibili come questi che ti riempiono gli occhi di meraviglie, valorizzando ogni singolo giorno ed ogni singolo momento, a darti la risposta. Quando capiremo che il tempo non ci è amico e che non torna indietro, daremo ancora più valore alle cose fatte, alle cose viste e i ricordi assumeranno un’importanza inimmaginabile.

L’ultimo sito del triangolo che mi rimane da visitare è quello di Polonaruwa. Con l’aiuto di un tuk tuk decido di visitare l’intero sito immerso nel verde e ben tenuto. Trovo un tempio che sembra non interessare a nessuno, mentre a me emana da subito un’energia incredibile. Mi siedo al centro di esso, alcune pozzanghere in cui mi specchio riflettono il cielo, chiudo gli occhi ed è energia pura.

Sri Lanka Kandy

Verso le piantagioni da tè sul treno delle meraviglie

Il bus con cui mi sto dirigendo a Kandy è affollato per i primi 30 minuti della mia tratta, poi finalmente riesco a sedermi, ma cambio almeno dieci compagni di posto per il continuo sali e scendi. Un viaggio ancora una volta lento e affascinante per quello che intravedo dal mio finestrino. Mi ero abituato troppo bene al silenzio, Kandy è una grande città rumorosa. E’ la città dei luoghi di culto buddisti, il più famoso è il santuario del Tempio del Dente. Io, al contrario di molti, ho dedicato molto più tempo alle passeggiate lungo il lago, i suoi dintorni tra campi di tè, risaie e sono salito sino al grande Buddha bianco (Bahiravokanda Vihara Buddha Statue) situato su una collina da cui si può ammirare il panorama della valle.

Dopo una sola notte a Kandy, mi dirigo verso Nuwara Eliya. Per farlo salirò ancora a bordo di quel mezzo di trasporto che caratterizza questo paese, il treno. La stazione è affollata, un misto di locali e turisti, ognuno con la sua destinazione.

L’attesa fa parte del viaggio, è quel momento in cui non vedi l’ora di partire e forse di non arrivare mai…

Sri Lanka in solitaria Ella Nuwara Eliya

Non sbagliava chi descriveva questo treno, non sbagliava chi descriveva questo viaggio come “unico”. Come un bambino mi sono messo a correre tra i vagoni, infilando la testa in ogni finestrino che trovavo aperto, ospite del capo treno visitavo la prima carrozza, poi seduto tra le porte di un vagone riuscivo persino a chiudere gli occhi e lasciarmi andare tra mille pensieri.

Questo è il treno delle meraviglie e non è un caso che la sua andatura sia lenta, ha un suo scopo, farmi assaporare la felicità, il senso di libertà, in tutta la sua semplicità… è questa la vera magia di questo viaggio. Quella stessa notte riesco ad addormentarmi con il cuore in pace ripensando a quanto è stata piena questa giornata dalle mille emozioni.

E’ mattina presto quando mi dirigo verso la stazione di Ella, cammino sui binari e tra le assi di legno, sono solo, a parte un gruppo di contadini che mi saluta e poi sparisce tra le piantagioni di tea. Percorro quasi 2 km, attraverso il tunnel e verso la fine intravedo le colline e l’inizio del Nine Arch Bridge che solo il giorno prima attraversavo in treno.

Proseguo seguendo un sentiero che mi porterà in cima a Little Adam’s Peek, la fatica si fa sentire, gli ultimi metri sono tutti in salita, poi finalmente tutta la vallata, tutta la bellezza di questo paradiso appare davanti a me.

Lancio un grido verso l’infinito, ricevendo come risposta il mio eco, poi mi siedo su una roccia e in quel preciso istante mi passano nella mente tutti i momenti belli della mia vita.

Rotolando verso sud

Mi dirigo a Matara, con gli occhi fissi sulla strada, lascio la parte più verde di questo paese, la parte centrale, le sue colline, le sue montagne e mi dirigo verso la costa sud, ho intenzione di visitare diverse spiagge partendo da Mirissa.

Questa è l’ultima parte del mio viaggio. Vengo accolto da un’aria calda e l’odore di salsedine si fa sempre più invasivo all’interno del bus, le prime spiagge appaiono e sfuggono veloci dal mio finestrino, poi finalmente il mare arriva a prendersi la sua meritata e principale scena. Giusto il tempo di mettere lo zaino e le mie cose nella stanza dell’ostello e mi dirigo verso la spiaggia.

Completamente vestito mi tuffo nell’oceano, poi con la faccia rivolta verso il sole sento scorrere le lacrime sul mio viso. Sono lacrime di gioia, la felicita esiste davvero e penso che ognuno di noi abbia il diritto di andare a prendersela seguendo la propria strada.

Sri Lanka Unawatuna Dalawella altalena

Al tramonto passeggiando in un tratto di lingua deserta trovo un’alta palma a picco sull’oceano con dei tiranti e una corda a penzoloni. Un ragazzo mi sorride e mi invita a provare.

Non me lo faccio chiedere due volte, mi arrampico, stringo forte la corda e mi lancio nel vuoto. Quando mi sento sicuro stacco una mano, mi sembra quasi di poter raggiungere e toccare il sole.

Sono felice…sì, lo sono davvero.

Instagram: trip_and_smile

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