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Viaggiando ho disegnato la strada del mio destino

“Non possiamo continuamente ignorare le voci dentro di noi, quella forza che ha bisogno di emergere, uscire e mostrarci quello che ancora abbiamo necessità di scoprire, conoscere e amare essendo noi stessi i protagonisti della nostra vita.

Senza programmare un futuro, dobbiamo concentrarci sulla nostra voglia di felicità del presente, trovare la nostra strada e per farlo bisogna uscire di casa.

Claudio ha capito che era il momento di prendere in mano la sua vita, che era il momento di conoscersi meglio e che il viaggio gli avrebbe potuto dare le giuste risposte, così ha tolto la polvere al vecchio zaino ed è partito in cerca di se stesso.

Oggi insieme a Claudio cercheremo di tracciare una linea e dividere un confine per comprendere nel lasso di questo tempo quante cose siano cambiate nel giro di questi 5 anni e di come la sua vita riflessa nel suo tesoro sia diventata quel forziere scoperchiato in grado di far rispecchiare il suo valore.”

Chi eri prima?

Non voglio rinnegare nulla, discriminare la questione di quanto fossero stretti i miei orizzonti e di come il mio sguardo fosse cosi basso e cieco al cospetto di tutto quello che il mondo volesse sensibilmente indicarmi nelle sue spaesate direzioni.

Non voglio fare ragionamenti che si concluderanno con un classico “visse felice e contento”, oppure con altre frasi gonfie di retorica, perché questa, fin dal suo principio non è una favola né tantomeno un momento in cui ora voglio parlare da una cima in cui possa sentirmi sazio o appagato dei km che ho macinato, dei treni notturni che hanno visto il riflesso del mio sguardo o dei confini nel globo che ho avuto il privilegio di attraversare…

No, niente di tutto ciò. Se adesso un giornalista, un ventenne al bar o mia madre mi dovesse chiedere: “Claudio in cosa ti senti cambiato in questi 5 anni di viaggio? Qual è la cosa che hai davvero acquisito durante il tuo andare altrove?” Io risponderei soltanto in un modo. L’unica cosa che mi ha consentito di farmi sentire quel briciolo più evoluto rispetto a prima è stato “l’atteggiamento”.

Solo uno sciocco e stupido atteggiamento che è stato in grado di segnare l’unica differenza sostanziale tra ieri ed oggi.

Perché non ti bastavi più?

Ero stanco di spadellare le mie paste alla carbonara in Italia in quell’albergo della Romagna, accumulando anni su anni rigonfie sensazioni di rimorso e di desideranti voci, soffocate dalla mia mano che puzzava d’aglio e con la sgradevole sensazione di sentirmi vecchio.

Si, ho detto vecchio a soli 25 anni e quando dico vecchio intendo che dentro me sentivo incrementate e asciugate da un duro cemento, le barriere dei miei limiti e dei miei goffi e stanchi modi di fare.

Penso a quanto era limitato il mio vocabolario, di quanto fossero smunti e banali i miei discorsi, dell’imbarazzo del non saper parlare una sola parola d’inglese, di quanto non fosse sincero il mio modo di specchiarmi la sera e ancora di come potesse essere spaventosa l’idea nella mia sottile lungimiranza di immaginarmi grasso e ancora più ignorante un giorno a 50 anni.

Dovevi cercarti ed esplodere…

Sentirmi lava di un vulcano che fuoriesce con cattiveria osservando tutto e tutti con cinismo, e lungo quel fuoco passionale cominciare a credere nella cosa più importante e fondamentale che avrebbe dato finalmente senso e peso ai miei giorni: realizzare me stesso.

E allora c’era soltanto una cosa che avrebbe potuto togliermi dalle spalle quel retaggio fatto di una identità che ormai mi stava davvero troppo stretta, e che, segnava i limiti del gregge in cui mi sentivo una pecorella addomesticata, che si limitava a mangiare, pisciare e non uscire dall’orticello fiorito.

La pecorella però si era stancata di essere tale e in una notte fatta di domande, urli e ribellione si è trasformata in un lupo assetato e, saltando la staccionata ha oltrepassato prima un bosco, poi una città e ancora un panorama che gli ha messo davanti se stesso e che gli ha detto: ”Tu, da oggi dovrai viaggiare e conoscere te stesso.”

Cosa è successo dopo?

È successo esattamente l’impensabile. Le ombre di una triste e quasi segnata realtà si sono trasformate in una vera ed autentica favola: la più bella.

Lungo nuovi passi alla ricerca di forme evolutive ho cominciato ad innamorarmi della vita come mai era accaduto prima e, tatuando dentro me un forte impeto di desiderio ho raccolto dall’armadio impolverato il mio zaino e me ne sono andato per cercare me stesso, altrove.

Sulle orme della tua libertà…

Ho fatto in modo che il mondo diventasse casa mia e cercando di rubare da lui le sue culture ed etnie, ho comprato il mio biglietto di sola andata pretendendo di vivere un viaggio; un viaggio vero che in questo intenso tempo mi ha portato a vivere per lunghi mesi in una miriade di luoghi.

È davvero difficile dire se ho appreso di più specchiandomi nelle periferie e sprovincializzate vie di Londra, tra la calde e latine strade di Malaga vive di una cristallina costa baciata dal sole, tra le spiagge selvagge del Western Australia a Perth oppure nell’altro versante nel Queensland a Port Douglas, tra le caotiche e romanzesche vie di New York, o se ancora, nel paradiso dei fiordi di Bergen o lungo le sponde degli antipodi lungo le coste del Pacifico in Nuova Zelanda.

La tua voglia di cercarsi era così forte?

Potrei dire che comunque non mi sarei ascoltato abbastanza se non avessi percorso due volte il cammino di Santiago, se non ci fosse stato il viaggio a Capo Nord, il Vietnam in treno, la meditazione in India, l’Himalaya in Nepal e tutto un mondo dentro me che ha segnato la sua evoluzione quando a cavallo di questo ho scoperto la passione per “la scrittura di viaggio”…

Cosa è nato dalle tue esperienze?

A seguito di questo tempo in cui ho continuato a fare il mio mestiere da cuoco per mantenere attive le mie finanze, ho cominciato a disegnare un binario alternativo e cominciando a penetrare dentro il battito della mia anima desiderosa, ho iniziato a scrivere delle mie esperienze da viandante cercando voglia di condivisione con un mondo bisognoso di crescere e di sognare più che mai.

Ragione per cui, ora, incido le mie voglie su un blog, in cui intervisto viaggiatori che anch’essi hanno necessità di raccontarmi il loro sogno, e, lungo questo percorso meraviglioso sono nati 3 romanzi, di cui i primi due, sono ispirati alla mia vita e segnano i passi di un ragazzo che dal cammino di Santiago procede in giro per il mondo alla ricerca della sua pace esistenziale, e poi quest’ultimo che uscirà ad ottobre in cui racconterò della mia esperienza lungo il trekking dell’Annapurna in Nepal, in un cammino fotografico, fatto di desideri, poesia e osservazioni interiori passati tra i villaggi remoti nell’ovest della regione asiatica.

Spiegaci l’importanza dell’atteggiamento

È importante credere in questo. Sempre, costantemente e in ogni momento della nostra vita. Perché se solo riusciamo a dare voce alla nostra rabbia sana possono nascere davvero delle cose straordinarie che potranno spalancare scenari che ti vedranno protagonista delle tue emozioni e non di quelle altrui.

Iniziamo a concentrare la nostra voglia di felicità sul presente senza più programmare, scriversi finali inutili o vivere in condizione di timori fatti di stupide scadenze o di ferite anticipate prima che il tuo corpo cominci a sanguinare.

Adesso il mio sogno è quello di voler continuare a scrivere dei miei viaggi augurandomi che presto i miei romanzi possano diventare 5 o magari anche 10, cosi come voglio che i miei occhi possano puntare all’orizzonte sempre con più ottimismo e smania di rendere i miei giorni meravigliosi e intensi di una vita che mi vuole protagonista ora…

Viaggia, esplorati e vivi te stesso col piacere di cercare le tue emozioni… perché è nel senso dei tuoi sogni che troverai l’immagine di te stesso.

Claudio Longo

Instagram: claudiolongoinviaggio

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