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Antonio Di Guida: “Vivo, scopro e pedalo”

Mi chiamo Antonio Di Guida e sono un nomade dal 2013.

Ho imparato più cose in 6 anni come nomade che 15 dietro un banco. All’età di 22 anni ho abbandonato quella vita sicura dove visionavo già il mio futuro, la mia anima che rimaneva sempre inchiodata in una routine di vita che non andava oltre alle solite quattro emozioni, avevo più ansia che desideri.

Ho avuto tanta paura nell’abbandonare quella vita che casualmente si era creata, ma alla fine ho capito che la paura era abbandonare i comfort che avevo intorno.

Vivo in viaggio per il mondo, sono arrivato alla conclusione che casa mia è il mio corpo e in qualsiasi parte del mondo mi trovo, è il luogo dove vivo.

La mia bicicletta è il mezzo di trasporto per connettermi e scoprire nella maniera più lenta il nostro globo.

Sono cresciuto attraverso tre continenti. È meraviglioso poter crescere vagabondando per il mondo, ogni viaggiatore ha una sua forma, estraniandosi da quello che il progresso porta a crearci ripetutamente come una fotocopiatrice.

Diciamo che sono rinato nel continente Africano, realizzando esperienze di volontariato. Ho iniziato a viaggiare zaino in spalla attraverso il Kenya e Tanzania ma non mi sentivo realizzato, volevo fare qualcosa per gli altri, volevo rendermi utile e utilizzare il mio tempo nei migliori dei modi.

Conobbi un’associazione chiamata Africa Milele che da li mi portò a conoscere un villaggio chiamato Chakama, a quattro ore da Malindi. Per la prima volta realizzavo qualcosa per gli altri venendo premiato con sorrisi e abbracci, provavo una sensazione mai avuta prima.

Tutto quello che avevo fatto precedentemente era in cambio di soldi e se non c’erano soldi c’era un misero grazie o una pacca sulla spalla.

Col tempo riuscii ad apprendere di quanto il volontariato fosse un’esperienza che aiuta più chi lo realizza che chi lo riceve. Fare qualcosa per gli altri era diventato per me un nuovo motivo per continuare a vivere la mia vita, non pensando più ad un arricchimento dovuto ad una carriera o un foglio di laurea che stavo per ottenere.

Ad oggi le esperienze di volontariato sono decine ed ognuna di esse ha portato in me un accrescimento inestimabile.

Antonio di Guida Bolivia

Tornato poi dall’Africa e laureatomi dovevo trovare il modo per ripartire da zero e crearmi una nuova vita. L’Italia non riusciva a darmi un lavoro fisso. Un ragazzo che svolse il volontariato in Africa mi parlò dell’Australia, di quanto quella terra grazie ad un visto lavorativo e ad una propria determinazione potesse riuscire a dare dei buoni risultati.

Passai qualche mese a racimolare più soldi possibili per comprare un biglietto aereo verso l’Australia, ricordo che avevo circa cinquecento euro in tasca e un livello di inglese basilare.

Dopo diverse settimane riuscii a trovare un lavoro ben pagato nelle costruzioni edili. Il guadagno era ottimo e difatti riuscii a sistemare molte cose che avevo in sospeso in Italia, ma dopo diversi mesi riuscii a entrare nell’ottica che mi stavo nuovamente chiudendo dentro un cerchio.

La sveglia alla solita ora, le giornate passate a provare le solite emozioni, la mia mente e il mio spirito erano ferme allo stesso livello di quando avevo iniziato a lavorare, il corpo faceva tutto il resto.

Cresceva in me la paura di passare la vita ad inseguire una carriera e un arricchimento fondato su beni materiali. Comprai un van costruendoci una casa mobile per viaggiare l’Australia e poter lavorare in campi diversi, fu il periodo più incredibile della mia vita, perché nel momento in cui le giornate e i panorami si ripetevano, con la mia piccola dimora mobile potevo andare altrove e vivere nuove esperienze.

Successe poi che mi innamorai della fotografia e dello scrivere, aprii un sito internet dove iniziai a vendere i miei scatti e il mio primo libro basato su l’esperienza vissuta in Africa.

Iniziai poi a vendere i miei scatti e alcuni articoli per agenzie australiane, da quel momento appresi che un lavoro da nomade era la miglior alternativa per vivere viaggiando, arricchendosi di esperienze, incontri e non di materiali.

Dopo l’Australia partii per l’Asia, camminando attraverso altre culture, ero affamato di conoscere il mondo in tutte le sue forme. Volevo tuffarmi in ogni religione, cultura e esperienza che potesse cambiare per sempre la mia vita. Iniziai a vendere i miei scatti realizzati in Asia, il mio primo libro nel suo piccolo veniva letto e condiviso, riusciva a darmi sempre un pasto per poter mangiare.  Ho terminato questo cammino attraverso l’Asia poi con una bicicletta, dagli Stati Arabi all’Italia.

La bicicletta è un mezzo incredibile per viaggiare, riesce a farti meditare molto, a resistere ad ogni salita e non mollare, giorno dopo giorno. Riesce a mostrarti al popolo viaggiato nella tua vera e propria purezza, a volte le persone locali si approfittano dei viaggiatori chiedendo sempre più soldi del dovuto.

Con una bici trovi sempre le culture e le persone locali che ti sorridono, ti chiedono da dove vieni e dove sei diretto, ti offrono un pasto caldo e magari un posto per dormire, ti imbatti in tutta la generosità possibile che a volte nei popoli si sofferma di fronte ad ogni turista o viaggiatore incontrato.

Antonio di Guida vivo scopro e pedalo bicicletta

OGGI, da ormai più di un anno sto crescendo giorno dopo giorno qui in America, partito dagli Stati Uniti rotolo verso sud nella maniera più lenta possibile.

Ho vissuto per diversi mesi in California, ho passato poi la frontiera a Tijuana per immergermi in un viaggio zaino in spalla in tutto il Centro America.

Ho vissuto la tragedia dell’eruzione vulcano del fuego in Guatemala, aiutando per mesi il centro dei rifugiati di Alotenango. Ho attraversato poi Honduras, El Salvador, Nicaragua, Costa Rica e Panama. Da li grazie ad un intercambio, ho avuto un passaggio in barca per arrivare in Colombia attraversando l’arcipelago delle San Blas.

In Colombia ho sentito nuovamente il bisogno di pedalare e immergermi nella maniera più lenta possibile l’intero Sud America. Oggi sono in Ecuador e lentamente mi avvicino al Perù per continuare questo cammino attraverso l’intera America Latina.

Ancora non so quanto e come crescerò, intanto vivo, scopro e pedalo….

In questi 6 anni vissuti come nomade ho appreso che casa mia è sempre stata con me, che la famiglia o gli amici sono le persone che esistevano intorno a me in quell’esatto momento e che non c’è niente o nessuno al mondo che può togliermi il presente.

Viviamo in un arco di tempo che un domani avrà una fine, un tempo che vive nel mezzo fra una nascita e una morte, quello che c’è al di fuori di questo arco di tempo non lo sappiamo, ma ogni secondo che sprechiamo a fantasticare in un futuro e a ricordare un passato è un secondo perso nel pensare a qualcosa che avverrà un domani o un qualcosa che è già passata.

L’unica cosa certa è che ci sarà una fine e che questa fine non deve metterci assolutamente paura, anzi, deve incoraggiarci a vivere giorno dopo giorno appieno la nostra giornata, a riempirla di sorrisi, di abbracci e di condivisioni con il prossimo.

Il nostro peggior nemico è dentro noi stessi: quando siamo infelici, quando si prova odio, invidia per qualcuno o qualcosa, quando ci stufiamo nel fare qualcosa o quando vogliamo gonfiare il nostro ego.

Questo è il vero male, il nemico da dover combattere, un qualcosa che vive dentro di noi e che molto lentamente va placato ogniqualvolta esso fuoriesce. Possiamo placarlo aiutando il prossimo, ascoltando senza interrompere, abbracciando senza alcun motivo o sorridendo a chi ci odia.

Antonio di Guida on the road

Negli ultimi dieci minuti della nostra vita inizieremo a fare un tuffo nel passato, a ricordare ogni momento vissuto e ogni persona incontrata nella nostra vita, in quell’esatto momento rimpiangeremo di non aver fatto una determinata scelta, di non aver rischiato fino in fondo o di non aver dichiarato tanto amore ad un’anima entrata nella nostra vita e poi persa per sempre.

Ci accorgeremo che non è tanto importante cosa ci sarà dopo la morte ma come siamo stati ingenui a perdere il nostro tempo dietro a cose inutili come l’inseguire un successo, gli oggetti o persone che non ci meritavano.

Ci accorgeremo a come siamo stati ingenui ad essere pigri nel non uscire da quel comfort che si era casualmente creato, a spendere il nostro tempo a costruire una dimora, pagandolo con il nostro tempo, mattone dopo mattone.

Quello che serve per poter vivere felici è qui con noi; nelle nostre mani utili per afferrare, nelle nostre braccia utili per abbracciare, nelle nostre gambe utili per camminare, nei nostri occhi utili per osservare, nelle nostre orecchie utili per ascoltare.

Abbiamo tutto quello che occorre per vivere in qualsiasi parte del nostro globo e se riusciamo a capire l’essenza di questo principio, riusciamo a capire che non occorre nessuna casa, comfort o persona per poter vivere una semplice e felice vita.

I nostri maestri di vita sono coloro impossibilitati a camminare, o che non possono vedere la bellezza dei colori o ascoltare il suono della natura, da loro possiamo imparare molto.

Riesci a capire di quanto sia importante prendersi cura del proprio corpo molto più di una casa, di quanto sia importante nutrirla di energie positive trasmesse dalle persone intorno, di nutrirlo con alimenti cento per cento organici; viviamo in un’era in cui ogni duro lavoro viene sostituito da un marchingegno oppure un prodotto industriale, danneggiando nella maggior parte dei casi il nostro sistema.

Infine, tanto lo so che molti di voi se lo chiederanno, “ma come si fa a mantenersi?

Sono uno scrittore, fotografo e giornalista, vendo i miei libri e le mie fotografie come quadri nel mio sito internet italianbackpacker.com

Ciao! Siamo Rubens e Serena di Pavia Viaggia.

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